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“RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO” – BERGAMO – 18 marzo 2018 – Bus GT da Santarcangelo

“RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO” – BERGAMO – 18 marzo 2018 – Bus GT da Santarcangelo

 

Viaggi nell’arte – BERGAMO
” RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO“
 18 marzo 2018
 Bus GT da SANTARCANGELO

 

 

 

In collaborazione con le Associazioni
“Noi della Rocca”  e  “La Santarcangelo dei  Pittori”
visita alla mostra
 RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO 

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BERGAMO – ACCADEMIA CARRARA

MOSTRA ” RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO ”

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LA MOSTRA

La mostra Raffaello e l’eco del mito ha la sua origine nel San Sebastiano, capolavoro del giovane Sanzio presente nelle collezioni dell’Accademia di Carrara. L’esposizione restituisce un quadro esaustivo della formazione di Raffaello e ripercorre la straordinaria fortuna dell’artista a partire dall’Ottocento, quando il prezioso dipinto giunge a Bergamo.

Il percorso espositivo inizia con un’indagine sulle radici culturali di Raffaello, attivo tra Urbino, Perugia e Siena. Il clima della raffinata corte dei Montefeltro a Urbino, la capacità dell’artista di assorbire ed elaborare le suggestioni provenienti dai colleghi e dall’antico in un linguaggio personale e di altissima qualità sono evocate in mostra attraverso le opere del padre Giovanni Santi, di Pedro Berruguete, di Perugino e di Pintoricchio, che si confrontano con ben dodici dipinti di Raffaello provenienti da musei nazionali e internazionali.

L’ affascinante tema della fortuna di Raffaello nell’Ottocento è affrontato nella seconda parte della mostra. L’arrivo del San Sebastiano nella collezione di Guglielmo Lochis nel 1836 coincide con la ripresa d’interesse per la vicenda umana e artistica di Raffaello: da un lato il ritrovamento delle sue spoglie mortali al Pantheon nel 1833, dall’altro il rinnovato interesse per la misteriosa Fornarina. Intorno a questo capolavoro le opere di Anthon Raphael Mengs, Peter Cornelius, Felice Schiavoni ed altri documentano il consolidarsi della leggenda dell’artista nell’Ottocento.

L’interesse per Raffaello prosegue senza soluzione di continuità nel Novecento e fino ai nostri giorni. De Chirico e Picasso, Luigi Ontani e Giulio Paolini, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli sono alcuni degli artisti che si sono confrontati con Raffaello e con il suo mito, con una pluralità di esiti che vanno dalla dal riuso alla citazione, dalla deferenza alla devozione, testimoniando quanto viva sia la figura del maestro di Urbino anche nella contemporaneità.

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L’ALLESTIMENTO

Tra tele e telai

di Tobia Scarpa e Mauro Piantelli (De8 Architetti) con Felix Humm e Gigi Barcella

Lo spazio espositivo viene messo in discussione e manipolato per accogliere le opere di questa mostra extra-ordinaria, che si sviluppa attorno al mondo di Raffaello in una sequenza spazio-temporale ben definita, tra Urbino e Perugia a cavallo del XV secolo e i cui echi risuonano nell’Ottocento fino ai giorni nostri.

“La grande arte vive di mezzi poveri”: con gli stessi materiali delle opere, iuta, gesso, pigmenti, vengono riconfigurati gli ambienti della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, sede della mostra, e soprattutto viene ri-disegnata la luce naturale delle sale. 

Dalla tela grezza di iuta imbevuta di gesso e pigmenti traspare la trama come sfondo per le opere; sottili linee di doratura del telaio delimitano gli spazi e configurano il ritmo dell’esposizione. 

Il progetto grafico, che muove dalla firma dell’autore, “Raphael Urbinas”, accompagna la mostra Raffaello e l’eco del mito attraverso una cronaca polifonica della linea del tempo.

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LA VITA DI RAFFAELLO

Raffaello nasce a Urbino nel 1483. Non sappiamo molto della sua formazione, avvenuta tuttavia nella bottega del padre Giovanni Santi. Il raffinato clima della corte di Urbino, imbevuto di cultura antiquaria e di gusto per le minuzie della pittura fiamminga, e il confronto con artisti come Perugino, Luca Signorelli e Pintoricchio, sono alcuni degli elementi che si ritrovano nelle sue prime opere.

Nel 1504, quando Raffaello esegue lo Sposalizio della Vergine (Milano, Pinacoteca di Brera), è già un artista affermato; alla fine dello stesso anno si trasferisce a Firenze dove ha modo di aggiornarsi sulle ricerche Leonardo, Michelangelo, che rielabora in una serie di madonne col bambino di destinazione privata. Nel 1507 firma la Deposizione Baglioni (Roma, Galleria Borghese), capolavoro giovanile considerato il punto di arrivo di una intera stagione di studio e sperimentazione.

All’inizio del 1509 Raffaello è a Roma, chiamato da papa Giulio II che aveva messo in atto una straordinaria opera di rinnovo urbanistico e artistico sia della città che del Vaticano, coinvolgendo artisti come Bramante e Michelangelo. Il primo incarico è per gli appartamenti vaticani, a cui fanno seguito una serie di commissioni da parte del pontefice o di personaggi legati alla corte pontificia. Nel 1514 Raffaello eredita da Bramante, da poco scomparso, la responsabilità di dirigere i lavori della fabbrica di San Pietro, un anno dopo inizia a lavorare ai cartoni per gli arazzi della cappella Sistina; chiuso il cantiere delle Stanze Raffaello opera nelle Logge vaticane, dove è coadiuvato da un ormai folta bottega.

Nel 1515 è nominato prefetto alle antichità romane; la continuità di impegno sugli studi di antiquaria si concretizza nel 1519 con la lettera a Leone X sull’architettura classica, incentrata sul tema della protezione e conservazione delle vestigia di Roma antica.

Per far fronte alle sempre più numerose richieste di opere che provengono da tutta Italia, Raffaello organizza la sua bottega come una vera e propria impresa capace di dedicarsi a incarichi sempre più impegnativi e differenziati. Importantissima in questi anni è anche la collaborazione con l’incisore Marcantonio Raimondi che diffonde attraverso la stampa le invenzioni dell’artista.

La morte lo coglie improvvisamente a trentasette anni tra il 6 e il 7 aprile 1520. In bottega rimanevano alcune opere incompiute, come la Trasfigurazione (Roma, Pinacoteca Vaticana), che i suoi allievi porteranno a termine. Una vita breve che fu tuttavia sufficiente per conquistarsi un posto d’onore tra i grandi artisti di tutti i tempi.

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IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo inizia con il racconto dell’ambiente culturale di Urbino, città natale di Raffaello (Raphael Urbinas), che sotto la signoria di Federico da Montefeltro conosce una stagione particolarmente vivace, attenta a ciò che di più moderno elaborava la cultura italiana ed estera. Infatti, negli ultimi anni del XV secolo lavorano a Urbino Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Luca della Robbia, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini e furono chiamati pittori fiamminghi. Le stesse opere di Giovanni Santi, padre di Raffaello, pittore, intellettuale e poeta, sono testimonianza di quest’ambiente culturale. Il giovane urbinate ebbe altri riferimenti importati, indicati in mostra dalle opere di Pinturicchio, Signorelli e Perugino. Proprio quest’ultimo viene individuato da Giorgio Vasari come suo maestro, alla luce di affinità in termini di fisionomie, tecnica pittorica e composizioni nelle loro opere.

Riusciamo a cogliere la vorace curiosità del giovane Raffaello con il Libretto veneziano, un taccuino realizzato a inizio ‘500 da un suo allievo o collaboratore, che mette in bella copia gli appunti grafici raccolti dal maestro nei suoi viaggi di studio. I fogli testimoniano lo sguardo diretto alle ricerche più moderne di Pinturicchio, Pollaiolo, Perugino, Leonardo, l’ammirazione per Mantegna conosciuto attraverso le incisioni, ma anche l’attento studio delle opere degli antichi.

Nel 1500 Raffaello, appena diciassettenne, viene già definito «magister»: è l’inizio di un’attività vorticosa, alterna grandi dipinti d’altare, piccoli arredi liturgici, dipinti per la devozione privata, tutti caratterizzati da un’altissima qualità tecnica e da un progressivo definirsi di un linguaggio proprio, fatto di sorvegliato equilibrio e di impareggiabile naturalezza.

Il percorso prosegue con un’indagine intorno al San Sebastiano, un dipinto destinato alla contemplazione privata, che raffigura soltanto il volto e le spalle del santo, abbigliato come un gentiluomo alla moda. Nell’idearlo Raffaello aveva ben presenti modelli illustri, dai ritratti su fondo di paesaggio divulgati dai pittori fiamminghi alle intense immagini di santi su fondo scuro elaborate da Perugino.

Il dipinto arriva a Bergamo nel 1833, e proprio negli stessi anni artisti e collezionisti riscoprono la prima attività del maestro e si appassionano alla sua biografia, presentata come esemplare per temi di attualità quali il rapporto tra arte figurativa e realtà o il prestigio sociale dell’artista.

Con il procedere del secolo si prediligono singoli episodi ricchi di emotività destinati a suscitare nel pubblico una forte partecipazione sentimentale come leggendario amore per la Fornarina, dalla luminosa bellezza bruna, che entra nella mitologia raffaellesca. Il tema degli amori del genio affascina precocemente un artista come Ingres, appassionato studioso di Raffaello, che lo ripete più volte e sarà spesso frequentato dai pittori italiani. Anche in questo caso specifico, a versioni dove prevalgono le allusioni colte ne succedono altre, più tarde, che mettono al centro il tema intimo soprattutto nei suoi risvolti più toccanti.

Nella sala dedicata alla contemporaneità Raffaello viene vissuto non come un’eco o un mito ma come una presenza viva, con la quale è ineludibile confrontarsi. Il pittore urbinate diventa pietra di paragone per la ricerca di molti artisti degli ultimi cent’anni, che meditano sulle sue opere, ora con spirito di emulazione e omaggio, ora con il desiderio di investigarne il linguaggio compositivo e formale. Tra questi, Picasso subisce l’influenza del suo modo di disporre le figure nello spazio, mentre Salvo, Ontani e Vezzoli misurano con il tema dell’autoritratto la loro vicinanza a Raffaello; Christo, Galliani e Bettineschi propongono citazioni letterali delle sue opere, e la grande tela di Mariani rivisita i grandi affreschi delle Stanze della Segnatura in chiave contemporanea.

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PROGRAMMA

Ore 06.30 ritrovo a Santarcangelo di R. Piazza Marconi (Poste). Sistemazione in autobus GT e partenza via autostrada per Bergamo. Arrivo e salita in funicolare alla “città Alta“. Tempo a disposizione per visite e pranzo libero. Nel pomeriggio discesa in funicolare e trasferimento all’ ACCADEMIA CARRARA dove alle ore 16.00 si visiterà, con guida interna, la grande mostra “RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO”. Al termine, partenza per il ritorno a Santarcangelo di R. con arrivo previsto per le ore 22,00 ca..

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QUOTA DI PARTECIPAZIONE   € 60,00 (min. 45 partecipanti) – € 65,00  (min. 40)

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La quota comprende: Trasporto in autobus GT inclusi i pedaggi autostradali – Utilizzo di nr. 2 autisti – Salita e discesa dalla “città alta” con la funicolare. Ingresso all’ Accademia Carrara e visita con guida + apparato microradiofonico alla mostra “RAFFAELLO E L’ECO DEL MITO” – Percentuali di servizio, I.V.A. – Accompagnatore tecnico.

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La quota non comprende: Tutto quanto non evidenziato alla voce “La quota comprende”.

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PRENOTAZIONI

Le prenotazioni sono accettate entro il 28 febbraio 2018 e fino ad esaurimento della disponibilità presso l’ Agenzia Viaggi Acerboli previo versamento dell’importo di partecipazione